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CON “SEMI LIBERI” IN CARCERE SI COLTIVANO LE PERSONE Volontariato e carcere/4. Nella Casa circondariale di Viterbo tra germogli
27
Ago

VITERBO: CON “SEMI LIBERI” IN CARCERE SI COLTIVANO LE PERSONE

Volontariato e carcere/4. Nella Casa circondariale di Viterbo tra germogli e lamponi si formano i detenuti e si coltivano relazioni.

Da qualche mese vi stiamo raccontando una serie di storie di volontari che hanno scelto di impegnare il loro tempo e le loro risorse ad aiutare chi vive in carcere o chi è appena uscito e vive in un limbo che non è ancora una vita normale. L’occasione di iniziare questo viaggio è nata dall’iniziativa di Semi di Libertà Onlus, che ha organizzato un corso online, Volontario dentro e fuori il carcere, per far conoscere molti aspetti utili a chi vuole occuparsi di questo mondo così delicato da approcciare, e aperto un gruppo su Facebook per discuterne. È qui che abbiamo conosciuto molte delle storie che vi raccontiamo per capire che cosa c’è dentro chi sceglie di fare volontariato in carcere. È qui che abbiamo conosciuto Agnese Inverni, che ha frequentato il corso e al momento è volontaria presso la Casa Circondariale di Viterbo con la Cooperativa Sociale Agricola O.R.T.O. (Organizzazione Recupero Territorio e Ortofrutticole), attiva nella formazione e inserimento di persone disagiate nel settore dell’agricoltura multifunzionale. «Io mi sono avvicinata al mondo del carcere grazie alla cooperativa», racconta Agnese. «Avevo già fatto volontariato nell’ambito di un progetto del Servizio Civile, dove mi ero occupata di educazione ambientale nelle scuole».

Un ambiente sconosciuto

Agnese Inverni è una donna ed è giovanissima. Sempre più spesso, in questo nostro viaggio nel volontariato, abbiamo incontrato ragazze come lei che hanno deciso di fare volontariato in carcere. È forse una questione di sensibilità. «Il carcere è un ambiente del quale si sente parlare ma non lo si conosce davvero», ha spiegato Agnese, «Io ho la tendenza a non basarmi sul sentito dire. Così ho deciso di provare».

Ma qual è stato il primo impatto con il carcere? «Le prime volte che sono entrata nella Casa Circondariale mi ha colpito il fatto di dover attraversare i cancelli, dover fare tanti controlli, che ci fossero tanti agenti», ha spiegato Agnese Inverni. «Anche con i ragazzi, i detenuti, le prime volte che sono entrata, non sapevo come approcciarmi. Pian piano si prende confidenza. Bisogna essere attenti al carattere di ciascuno. Dopo un po’ quasi ci si dimentica di aver a che fare con detenuti. Si è creata confidenza».

Semi Liberi

E poi c’è la fortuna di stare all’aria aperta. «Ci sono un uliveto, un campo, due serre, una lamponaia e uno spiazzo dove abbiamo costruito delle aiuole. Siamo all’aperto e non c’è la percezione dei cancelli e delle celle» ci racconta Agnese.

“Semi Liberi” è un progetto di agricoltura sociale partito nel 2017 all’interno della serra della Casa Circondariale di Viterbo, che ha l’obiettivo di riqualificare le persone in detenzione grazie al reinserimento nel ciclo produttivo e alla formazione continua. «All’inizio è nato con la produzione di germogli freschi, destinati ad essere mangiati così come sono», racconta la volontaria. «Il germoglio è un alimento sano, è una coltura ecosostenibile che tutela l’ambiente e la salute. Poi abbiamo iniziato a coltivare 300 piante di aloe per produrre il gel. La lamponaia produce abbondantemente e inoltre ci sono le piante aromatiche ed officinali. Lo scorso anno abbiamo organizzato un corso sulla coltivazione e l’utilizzo di queste piante, fermato dal lockdown, ma che adesso è ripreso. Un altro corso di formazione che abbiamo attivato è quello sulla qualità delle produzioni agroalimentari».

Un’esperienza dolceamara

La speranza è che le attività del progetto “Semi liberi” per molti ragazzi un giorno possano diventare un lavoro. «Noi puntiamo sia sui corsi di formazione che sull’attività pratica» spiega Agnese Inverni, «qualcuno dei volontari è esperto di agricoltura ed è in grado di trasmettere queste conoscenze ai detenuti. Ma la pratica agricola in carcere porta un beneficio immediato. Prima di tutto c’è il fatto di stare all’aria aperta, che non è scontato. E poi c’è soprattutto il contatto umano, la confidenza: i ragazzi sono liberi di parlare, di aprirsi. C’è un beneficio psicologico, è un modo per sfuggire ai pensieri. Il bello è stare con altre persone che vengono da fuori dalla Casa Circondariale. É un carcere maschile e noi siamo quasi tutte donne, si è creato un rapporto che va oltre le differenze di genere. È un rapporto confidenziale, si ride e si scherza insieme».

Se ai detenuti questa attività sta dando tanto, che effetto ha sui volontari? «A me sta dando moltissimo», risponde Agnese Inverni. «Ma è un’esperienza dolceamara. Mi dà tante soddisfazioni ma quando inizi a parlare con queste persone vedi l’altra faccia della medaglia. Spero che questa esperienza possa servire, che possano avere una vita diversa fuori, un vero reinserimento lavorativo. È un’esperienza che arricchisce tanto. È un’esperienza forte».

Autore: Maurizio Ermisino

Fonte: www.retisolidali.it

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