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Post-pandemia, come ripartire? Da crisi nera a economia verde, il futuro dell’Italia è green.
13
Mag

Post-pandemia, come ripartire? Da crisi nera a economia verde, il futuro dell’Italia è green. 1 Parte

Le imprese italiane sono sempre più green: questo è quanto emerge dall’undicesimo rapporto GreenItaly della Fondazione Symbola e di Unioncamere che analizza lo sviluppo delle attività produttive ecosostenibili sul territorio nazionale. Dal rapporto risulta che nel periodo 2015-2019 più di 432.000 imprese italiane dell’industria e dei servizi, ovvero il 31,2% del totale, hanno investito in prodotti e tecnologie per la sostenibilità ambientale. Il picco massimo è stato raggiunto nel 2019 con quasi 300.000 aziende che hanno puntato soprattutto su efficienza energetica, utilizzo di fonti di energia rinnovabile, minore consumo di acqua e riduzione dei rifiuti. 

La pandemia da Covid-19 ha contribuito alla momentanea riduzione degli eco-investimenti da parte delle imprese che tuttavia li ritengono un’ottima strategia da adottare sempre più spesso negli anni a venire. È ormai evidente la necessità di un cambio di paradigma nell’organizzazione del sistema produttivo che dovrà essere orientato in direzione della sostenibilità economica, sociale e ambientale. La vecchia concezione secondo cui non sia possibile conciliare il profitto e la tutela della natura ha rivelato la sua infondatezza: ad oggi è sempre più chiaro agli occhi di produttori e consumatori che la green economy è la migliore strategia di sviluppo per il futuro.

Il 2020 è stato un anno indubbiamente difficile in Italia e nel resto del mondo. Tante delle nostre certezze sono crollate e ci siamo ritrovati a riflettere sulla stile di vita delle nostre società e sulle azioni e le scelte individuali che compiamo ogni giorno. La percezione comune è che la propagazione della pandemia sia stata favorita, in una certa misura, dallo sviluppo di un modello economico improntato su consumismo sfrenato e globalizzazione. Questa presa di coscienza, seppur destabilizzante, è stata la scintilla che ha innescato il cambiamento di mentalità i cui effetti saranno dirompenti nel prossimo futuro.

Gli italiani già da alcuni anni dimostrano una crescente sensibilità nei confronti delle tematiche ambientali e stanno modificando le proprie abitudini in funzione dell’ecosostenibilità. Per capire l’entità del fenomeno possiamo fare riferimento al 6° Osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile, un’indagine realizzata da Lifegate in collaborazione con Eumetra MR. Il documento (elaborato a gennaio 2020 prima dell’emergenza sanitaria) mostra che per il 62% degli italiani quello della sostenibilità è un tema sentito e non solo una moda passeggera; il 72% si sente coinvolto nelle questioni ambientali e il 32% si dichiara addirittura “appassionato” al tema. Sul fronte degli acquisti gli italiani sono disposti a spendere di più principalmente per prodotti a km0 (nel 44% dei casi), per prodotti bio (36%) e per giocattoli per bambini realizzati con materiali sostenibili (36%). I giovani della Z-generation sono disposti a spendere di più anche per energia rinnovabile (40%) e per sistemi di domotica per il risparmio energetico (35%). 

La tendenza dei consumatori italiani è quella di ridurre la propria impronta ecologica anche attraverso le nuove tecnologie che si rivelano una buona soluzione per tagliare gli sprechi, ridurre il consumo di energia e conservare le risorse naturali. Un’idea diffusa è che non sia necessario sacrificare la qualità della propria vita per essere più green e che, al contrario, modificare alcune abitudini possa migliorare notevolmente la salute e il benessere personale. Proprio in virtù di questa convinzione, negli ultimi anni si sta verificando un cambiamento significativo delle tendenze alimentari degli italiani che si mostrano sempre più attenti al cibo sano, biologico ed ecofriendly. Il rapporto “Bio in cifre 2020” realizzato da Sineb-ISMEA attesta che nella prima metà dell’anno il consumo di prodotti agroalimentari biologici è cresciuto del 4,4% rispetto al 2019 raggiungendo la cifra record di 3,3 miliardi di euro. L’emergenza sanitaria ha contribuito all’aumento delle vendite di prodotti biologici dato che, durante il lockdown nazionale, molti italiani hanno trascorso più tempo in cucina e sono stati più attenti nella scelta delle materie prime alimentari, preferendo quelle di alta qualità e a ridotto impatto ambientale. I consumatori, ora più che mai, sono influenzati nelle loro scelte di acquisto anche da alcuni parametri legati alla sostenibilità del prodotto quali il materiale del packaging, le emissioni di CO2 nelle fasi di trasporto e distribuzione, il consumo di acqua e la gestione dei rifiuti.

Alla luce di tutte queste considerazioni, è facile immaginare che il modello di consumo della società post-pandemica sarà orientato in direzione della sostenibilità; è necessario infatti realizzare più prodotti e servizi innovativi che sappiano rispondere al bisogno dei clienti di vivere in armonia con la natura. Molte imprese italiane stanno attuando un percorso di transizione ecologica delle proprie attività e già da alcuni anni investono in tecnologie green e nell’assunzione di personale specializzato nella sostenibilità ambientale. Gli eco-investimenti si sono rivelati una strategia vincente anche di fronte alla crisi innescata dalla pandemia da Covid-19: nell’ultimo anno il 16% delle imprese votate al green è riuscito ad aumentare il proprio fatturato e il 9% di esse ha assunto nuovo personale (contro rispettivamente il 9% e il 7% delle aziende meno attente all’ambiente)*.

La riconversione ecologica del sistema produttivo potrebbe dunque favorire non solo la ripresa economica ma anche l’aumento dell’occupazione lavorativa; in particolare i più giovani potrebbero usufruire di nuove opportunità e specializzarsi in settori professionali del tutto inesistenti fino a qualche anno fa. Le competenze relative all’ecosostenibilità e anche una certa sensibilità nei confronti delle tematiche ambientali sono considerate delle capacità molto importanti in ambito aziendale: per alcune imprese sono ormai essenziali tanto quanto la conoscenza lingua inglese o delle principali applicazioni software di produttività personale. 

* 11°rapporto GreenItaly – Fondazione Symbola e Unioncamere

  1. Fine parte

Autrice dell’articolo: Agnese Inverni

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