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30
Mar

I germogli, l’alimento del passato che ritorna con successo al futuro. Una iniziativa sociale della Coop. O.R.T.O.

Cam­bia­mo Agri­col­tu­ra è parte della cam­pa­gna eu­ro­pea The Li­ving Land nata per pro­muo­ve­re una ri­for­ma eco­lo­gi­ca della PAC (Po­li­ti­ca Agri­co­la Co­mu­ne) post 2020. La Coa­li­zio­ne Cam­bia­mo Agri­col­tu­ra rac­co­glie le istan­ze di oltre ses­san­ta as­so­cia­zio­ni am­bien­ta­li­ste, tra le quali As­so­cia­zio­ne Me­di­ci per l’am­bien­te, Aiab, Fai, Fe­der­bio, Le­gam­bien­te, Lipu, Pro­na­tu­ra e Wwf.

Dallo scor­so mese ha av­via­to un ciclo di se­mi­na­ri sul­l’a­groa­li­men­ta­re ita­lia­no che ri­chia­ma­no la ne­ces­si­tà di una ri­for­ma co­mu­ni­ta­ria ve­ra­men­te at­ten­ta alle esi­gen­ze dei pic­co­li pro­dut­to­ri im­pe­gna­ti sul ver­san­te del­l’e­co­so­ste­ni­bi­li­tà. Nel primo we­bi­nar è stata presa in con­si­de­ra­zio­ne l’or­ga­niz­za­zio­ne delle fi­lie­re zoo­tec­ni­che nel­l’ot­ti­ca di un pro­ces­so di tran­si­zio­ne agro-eco­lo­gi­ca; nel­l’in­con­tro suc­ces­si­vo sono stati ana­liz­za­ti i cam­bia­men­ti delle abi­tu­di­ni ali­men­ta­ri degli ita­lia­ni dal­l’i­ni­zio della pan­de­mia e i be­ne­fi­ci per la sa­lu­te as­so­cia­ti alla dieta me­di­ter­ra­nea.

Ma che cos’è la PAC? La Po­li­ti­ca Agri­co­la Co­mu­ne nasce nel 1962, ri­guar­da tutti i Paesi del­l’U­nio­ne Eu­ro­pea e ha lo scopo di mi­glio­ra­re la pro­dut­ti­vi­tà del set­to­re agri­co­lo ga­ran­ten­do un ade­gua­to so­ste­gno eco­no­mi­co agli agri­col­to­ri, la va­lo­riz­za­zio­ne dei pae­sag­gi e delle aree ru­ra­li e la sal­va­guar­dia delle ri­sor­se na­tu­ra­li. La PAC im­pe­gna circa il 38% del bi­lan­cio del­l’U­nio­ne Eu­ro­pea e i fi­nan­zia­men­ti ero­ga­ti sono uti­liz­za­ti prin­ci­pal­men­te per so­ste­ne­re il red­di­to dei pro­dut­to­ri e per met­te­re in atto mi­su­re di svi­lup­po ru­ra­le tra­mi­te pro­gram­mi na­zio­na­li e re­gio­na­li.

La PAC ri­co­no­sce l’ur­gen­za di un nuovo mo­del­lo di pro­du­zio­ne agri­co­la orien­ta­to alla con­ser­va­zio­ne della na­tu­ra, alla tu­te­la della bio­di­v­er­si­tà e al­l’u­ti­liz­zo di tec­ni­che di col­ti­va­zio­ne eco­com­pa­ti­bi­li. E’ opi­nio­ne di Cam­bia­mo Agri­col­tu­ra che al mo­men­to que­sto stru­men­to non sia suf­fi­cien­te­men­te ef­fi­ca­ce per fa­vo­ri­re la tran­si­zio­ne verso un si­ste­ma agro-eco­lo­gi­co fun­zio­na­le a li­vel­lo eu­ro­peo. La Coa­li­zio­ne ri­tie­ne in­fat­ti che la PAC do­vreb­be per­se­gui­re i se­guen­ti obiet­ti­vi:

– man­te­ne­re la bio­di­v­er­si­tà;

– va­lo­riz­za­re le ma­te­rie prime lo­ca­li per le di­ci­tu­re BIO, DOP, DOC, IGP, IGT;

– fa­vo­ri­re il ri­cam­bio ge­ne­ra­zio­na­le;

– ri­dur­re gli spre­chi;

– ren­de­re ri­ci­cla­bi­li i ma­te­ria­li di im­bal­lag­gio;

– ac­cor­cia­re la fi­lie­ra di pro­du­zio­ne e com­mer­cia­le (con au­men­to dei ri­ca­vi per il pro­dut­to­re e ri­du­zio­ne della spesa per il con­su­ma­to­re);

– fa­vo­ri­re nuove forme di ac­qui­sto (GAS, ado­zio­ne di una fat­to­ria, ecc…).

Una so­lu­zio­ne per re­cla­ma­re un prez­zo delle pro­du­zio­ni in­di­riz­za­te al­l’a­groe­co­lo­gia pre­mian­te e di­stin­ti­vo po­treb­be es­se­re quel­la di pun­ta­re sulle in­no­va­zio­ni tec­no­lo­gi­che quali:

– tec­ni­che di col­ti­va­zio­ne “senza suolo”;

– agro­tec­no­lo­gie per l’in­door far­ming;

– pro­du­zio­ne in­ten­si­va di pian­te a uso ali­men­ta­re in am­bien­te con­trol­la­to;

– pro­du­zio­ne in vitro di pro­tei­ne ani­ma­li;

– fonti pro­tei­che al­ter­na­ti­ve (ed esem­pio in­set­ti).

I ger­mo­gli di or­ti­ve: un caso di stu­dio?

La Coo­pe­ra­ti­va so­cia­le agri­co­la O.R.T.O. (Or­ga­niz­za­zio­ne Re­cu­pe­ro ter­ri­to­rio e Or­to­frut­ti­co­le) di Vi­ter­bo opera in sin­to­nia con il punto di vista della Coa­li­zio­ne e con­si­de­ra l’a­gri­col­tu­ra nella plu­ra­li­tà delle sue fun­zio­ni, non solo dun­que come fonte di ap­prov­vi­gio­na­men­to ali­men­ta­re ma anche come stru­men­to es­sen­zia­le per la tu­te­la del pa­tri­mo­nio ru­ra­le e la pro­mo­zio­ne di un mo­del­lo più con­sa­pe­vo­le di pro­du­zio­ne e con­su­mo.

Il pro­get­to “Semi li­be­ri – agri­col­tu­ra so­cia­le in car­ce­re”, at­ti­vo pres­so la Casa cir­con­da­ria­le di Vi­ter­bo, pre­ve­de corsi di for­ma­zio­ne in am­bi­to agro-ali­men­ta­re e vi­vai­sti­co de­sti­na­ti a for­ni­re com­pe­ten­ze pro­fes­sio­na­li e op­por­tu­ni­tà di in­se­ri­men­to la­vo­ra­ti­vo ai de­te­nu­ti se­con­do prin­ci­pi di  eco­so­ste­ni­bi­li­tà. Tutte le at­ti­vi­tà al­l’in­ter­no del te­ni­men­to agri­co­lo car­ce­ra­rio sono in­cen­tra­te sul ri­spet­to del­l’am­bien­te, dei la­vo­ra­to­ri e della sa­lu­te dei con­su­ma­to­ri.

I pro­dot­ti della Coo­pe­ra­ti­va O.R.T.O. sono vere e pro­prie pil­lo­le di be­nes­se­re so­cia­le e am­bien­ta­le. Il fiore al­l’oc­chiel­lo della pro­du­zio­ne nella Casa cir­con­da­ria­le è rap­pre­sen­ta­to dai ger­mo­gli fre­schi, un ali­men­to poco co­no­sciu­to in Ita­lia ma che ri­scuo­te molto suc­ces­so negli Stati Uniti e in Nord Eu­ro­pa. Si ot­ten­go­no dalla ger­mo­glia­zio­ne dei semi di oltre venti va­rie­tà di or­ti­ve in con­di­zio­ni am­bien­ta­li con­trol­la­te. I ger­mo­gli hanno una lun­ghez­za mas­si­ma di 2/3 cen­ti­me­tri e sono co­sti­tu­ti sem­pli­ce­men­te da fo­glio­li­na api­ca­le, fu­sti­ci­no e ra­di­chet­ta. Si con­su­ma­no ge­ne­ral­men­te crudi per man­te­ne­re inal­te­ra­te le loro sor­pren­den­ti pro­prie­tà nu­tri­ti­ve: sono ric­chi (fino al 400% in con­fron­to con l’or­tag­gio adul­to) di mi­ne­ra­li, oli­goe­le­men­ti, en­zi­mi, vi­ta­mi­ne e pro­tei­ne ve­ge­ta­li pre­sen­ti sotto forma di am­mi­noa­ci­di più fa­cil­men­te as­si­mi­la­bi­li dal­l’or­ga­ni­smo e prive di co­le­ste­ro­lo e tri­gli­ce­ri­di.

La Dr.​ssa Se­re­nel­la Ca­vi­na­to, coin­vol­ta in un we­bi­nar or­ga­niz­za­to di re­cen­te, neu­ro­bio­lo­ga e bio­lo­ga nu­tri­zio­ni­sta, ha in­di­ca­to come le diete ve­ga­na, ve­ge­ta­ria­na e me­di­ter­ra­nea pos­sa­no es­se­re con­si­de­ra­te le mi­glio­ri per pre­ve­ni­re l’in­sor­gen­za del can­cro dato che eli­mi­na­no o ri­du­co­no l’ap­por­to di pro­tei­ne ani­ma­li in fa­vo­re di quel­le di ori­gi­ne ve­ge­ta­le. In tal senso i ger­mo­gli fre­schi rap­pre­sen­ta­no un’ot­ti­ma so­lu­zio­ne per in­te­gra­re l’ap­por­to pro­tei­co gior­na­lie­ro in al­ter­na­ti­va al con­su­mo di carne.

Oltre ad avere delle po­si­ti­vi­tà im­por­tan­ti dal punto di vista or­ga­no­let­ti­co e fun­zio­na­le, i ger­mo­gli pos­so­no es­se­re pro­dot­ti con un di­spen­dio mi­ni­mo di ri­sor­se na­tu­ra­li e in tempi molto brevi (dai 3 ai 10 gior­ni a se­con­da del tipo di seme e della tem­pe­ra­tu­ra ester­na). È evi­den­te che l’in­put ener­ge­ti­co di cui ne­ces­si­ta­no i ger­mo­gli sia de­ci­sa­men­te in­fe­rio­re ri­spet­to a quel­lo delle pian­te adul­te della stes­sa spe­cie, così come la quan­ti­tà di acqua e la pro­du­zio­ne di CO2. La pro­du­zio­ne di ger­mo­gli inol­tre non com­por­ta il con­su­mo di suolo dato che si ot­tie­ne fuori terra, ada­gian­do i semi su un sup­por­to di ma­te­ria­le ve­ge­ta­le. Altri van­tag­gi dal punto di vista am­bien­ta­le sono: in forma di­ret­ta sul­l’e­co­si­ste­ma e sulla sa­lu­te umana, per l’as­sen­za di im­pie­go di pe­sti­ci­di; e in forma in­di­ret­ta, per l’as­sen­za di scar­ti ali­men­ta­ri, che di norma af­flig­go­no il set­to­re del­l’or­to­frut­ta in mi­su­ra di oltre il 40%, con i con­se­guen­ti pro­ble­mi di smal­ti­men­to.

Con i loro mol­te­pli­ci be­ne­fi­ci, i ger­mo­gli hanno il po­ten­zia­le per sod­di­sfa­re le nuove esi­gen­ze ali­men­ta­ri dei con­su­ma­to­ri ita­lia­ni che da al­cu­ni anni si stan­no orien­tan­do sem­pre più verso un mo­del­lo nu­tri­zio­na­le che metta al cen­tro la sa­lu­te e il be­nes­se­re per­so­na­le, so­cia­le e am­bien­ta­le. L’in­da­gi­ne con­dot­ta da Cam­bia­mo Agri­col­tu­ra sulle nuove ten­den­ze ali­men­ta­ri dal­l’i­ni­zio della pan­de­mia evi­den­zia al­cu­ni cam­bia­men­ti si­gni­fi­ca­ti­vi che de­no­ta­no, in linea di mas­si­ma, una mag­gio­re at­ten­zio­ne verso il cibo sano e eco-friend­ly. Nel 2020 è au­men­ta­ta la ri­chie­sta di ali­men­ti bio­lo­g­i­ci e fre­schi, in op­po­si­zio­ne a quel­li con­ge­la­ti e pron­ti, così come la ri­cer­ca di cibi free from (senza lat­to­sio, senza glu­ti­ne, senza ad­di­ti­vi) e cibi ar­ric­chi­ti o en­ri­ched (con ferro, vi­ta­mi­ne, an­ti­os­si­dan­ti, ecc..).  A ciò si ag­giun­ga­no l’at­ten­zio­ne agli spre­chi e di­ver­se mo­da­li­tà di ac­qui­sto di cibi e be­van­de: gli ita­lia­ni si re­ca­no meno fre­quen­te­men­te al su­per­mer­ca­to o al ne­go­zio ali­men­ta­re e ri­cor­ro­no più spes­so al­l’e-com­mer­ce anche per com­pra­re pro­dot­ti fre­schi come frut­ta e ver­du­ra (circa il 27,1% degli in­ter­vi­sta­ti)

In con­clu­sio­ne, è evi­den­te da più fonti che i con­su­ma­to­ri ita­lia­ni dal­l’i­ni­zio della pan­de­mia siano più at­ten­ti alla qua­li­tà del cibo, in­te­sa non solo come si­cu­rez­za ali­men­ta­re e cor­ri­spon­den­za dei re­qui­si­ti alla nor­ma­ti­va vi­gen­te ma anche in fun­zio­ne di fat­to­ri so­cia­li e per­so­na­li quali:

– so­ste­ni­bi­li­tà am­bien­ta­le delle pro­du­zio­ni;

– ori­gi­ne delle ma­te­rie prime;

– im­pli­ca­zio­ni eti­che (sfrut­ta­men­to della ma­no­do­pe­ra, la­vo­ro mi­no­ri­le);

– im­pat­to am­bien­ta­le degli im­bal­lag­gi;

– eti­chet­te dei pro­dot­ti;

– cam­pa­gne pub­bli­ci­ta­rie e in­for­ma­ti­ve, com­pre­so l’u­ti­liz­zo dei so­cial net­work;

– sod­di­sfa­zio­ne per­so­na­le del con­su­ma­to­re.

L’ul­ti­mo punto fa ri­fe­ri­men­to al pia­ce­re del cibo, in­te­so come fonte di sod­di­sfa­zio­ne sen­so­ria­le, e al­l’a­spet­to della con­vi­via­li­tà, en­tram­bi ele­men­ti es­sen­zia­li per il rag­giun­gi­men­to di uno stato di be­nes­se­re.

Con que­sta con­vin­zio­ne è stato av­via­to il pro­get­to Semi Li­be­ri, che iden­ti­fi­ca nel cibo un’ot­ti­ma oc­ca­sio­ne per raf­for­za­re i le­ga­mi so­cia­li, as­se­gna­re ruoli di re­spon­sa­bi­li­tà e cura degli altri, de­fi­ni­re iden­ti­tà po­si­ti­ve in chi è sot­to­po­sto a re­stri­zio­ne della li­ber­tà per­so­na­le e, non ul­ti­mo, per far ap­prez­za­re al­l’e­ster­no del mondo car­ce­ra­rio l’im­pe­gno nel re­cu­pe­ro di ri­sor­se umane al­tri­men­ti di­sper­se.

La so­cie­tà coo­pe­ra­ti­va agri­co­la so­cia­le O.R.T.O. nasce nel 2014 per fa­vo­ri­re la dif­fu­sio­ne di me­to­di di col­ti­va­zio­ne eco­so­ste­ni­bi­li e la sal­va­guar­dia del pa­tri­mo­nio na­tu­ra­le e ru­ra­le. Dal 2017 ge­sti­sce il pro­get­to “Semi li­be­ri” per il rein­se­ri­men­to la­vo­ra­ti­vo dei de­te­nu­ti at­tra­ver­so at­ti­vi­tà di for­ma­zio­ne nel set­to­re del­l’a­gri­col­tu­ra mul­ti­fun­zio­na­le.

Ar­ti­co­lo rea­liz­za­to a par­ti­re dai con­te­nu­ti del we­bi­nar “I con­su­mi ali­men­ta­ri e PAC: abi­tu­di­ni, dieta me­di­ter­ra­nea, in­no­va­zio­ne” della Coa­li­zio­ne Cam­bia­mo Agri­col­tu­ra e le pro­du­zio­ni a in­di­riz­zo agroe­co­lo­gi­co: il caso dei ger­mo­gli fre­schi “Semi Li­be­ri”.

Agne­se In­ver­ni è lau­rea­ta in Scien­ze am­bien­ta­li e ha con­se­gui­to una spe­cia­liz­za­zio­ne in Mo­ni­to­rag­gio e ri­qua­li­fi­ca­zio­ne am­bien­ta­le. É mem­bro or­di­na­rio di O.R.T.O. e par­te­ci­pa al­l’at­tua­zio­ne del pro­get­to “Semi li­be­ri” pres­so la Casa Cir­con­da­ria­le di Vi­ter­bo.

Fonte articolo: Rivista di Agraria.org

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